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Il politologo Pierfranco Pellizzetti riporta in un nuovo libro che il berlusconismo ha cambiato i valori nella società italiana attraverso una irresponsabile banalizzazione della sfera pubblica. Revanchismo Chiunque abbia pensato che il tallone di Achille di Silvio Berlusconi fosse la mafia, la corruzione o il suo conflitto di interessi, si è sbagliato. Numerosi processi, reportage giornalistici e analisi accademiche non hanno portato alla rottura della relazione carismatica tra Berlusconi e una gran parte del popolo italiano. Tuttavia ora ci è riuscita una escort che Berlusconi non ha retribuito, per rompere l’incantesimo. Un libro nuovo e squisitamente pieno di cattiverie, Fenomenologia di Berlusconi, del politologo Pierfranco Pellizzetti, non cerca di svelare i misteri della vita di Berlusconi, ma si concentra soprattutto sull’analisi del cosiddetto “fenomeno Berlusconi”, cioè “le parole, l’habitus, i gusti e i disgusti come filo per dipanare il bandolo della matassa berlusconiana.” L’analisi del libro inizia da un capitolo di Umberto Eco, la fenomenologia di Mike Buongiorno, il più famoso conduttore italiano: “Quest’uomo deve il successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta” scrisse Eco nel 1961. In seguito Mike Buongiorno, che aveva partecipato al programma Sogni nel Cassetto, diventò una parte importante del primo successo del magnate televisivo Silvio Berlusconi. Pierfranco Pellizzetti aggiunge che la banale mediocrità, che nel frattempo si è evoluta in una mediocrità spaventosa e globale, sotto il regime berlusconiano è diventata egemonica in Italia: “Sempre la stessa soddisfatta indifferenza nei confronti dei pensieri complessi, la stessa ostentazione compiaciuta e senza un minimo di pudore per la propria sublime inadeguatezza, la pacchianeria esibita come stile.” Berlusconi è cresciuto in una famiglia di ceto medio milanese. Nel pamphlet Una Storia Italiana, che fu recapitato a casa per le elezioni politiche del 2001, si dice di lui che “suscitava qualche invidia il suo buon gusto nel vestire.” Secondo Pellizzetti questa osservazione rivela una basilare ansia sociale, che è una concezione diametralmente opposta di eleganza: “L’ansia palese, leggibile nelle foto di allora, che riproducono il Nostro, paffuto e in pantaloni alla zuava (…) perfetta icona del ceto medio-basso che si tira su dandosi delle arie, atteggiandosi (…) Da qui il crescere, nell’ incubatrice della paura da precarietà di posizionamento e nel risentimento di classe, di quella voglia di rivalsa che si concretizza in un’idea monomanicale: ‘ve la farò vedere io! Vi comprerò tutti!.” Individualismo La scalata sociale apporta energia vitale alla società, ma, per evitare che “gli spiriti malefici” come ad esempio la mania del possesso diventino l’ideologia dominante, è necessario che la cultura ed il comportamento delle classi dirigenti facciano un salto di qualità. Nella società italiana questo non è accaduto ed i valori predominanti della classe media sono l’individualismo e l’ostentazione del consumo “sicché siamo sommersi dall’ondata cafona che travolge ogni argine ed è diventata fenomeno di massa” scrive Pellizzetti. Quale metodo ha usato Berlusconi in Italia per trasformare questo individualismo cafone nella ideologia dominante? Con riferimento al concetto di “banalità del male” di Hannah Arendt, Pellizzetti descrive la conquista del potere da parte di Berlusconi come “la più irresponsabile banalizzazione” del processo decisionale pubblico secondo il motto: “La politica non è un portasigarette di Gucci da vendere a pochi ricchi, ma un detersivo che deve andare a genio a più gente possibile.” La rivoluzione della banalità si è mostrata come una riduzione dell’offerta politica a slogan manageriali e un contemporaneo smantellamento delle istituzioni statali che limitano il potere del governo: “Distogliere l’attenzione dai problemi veri, troppo aggrovigliati per essere sciolti con un qualche coup de théâtre; semplificare le articolazioni strutturali amputandone le parti irriducibili al controllo. Insomma, creare una sorta di autocrazia del pollaio.” L’egemonia di Berlusconi si basa solo su una banalizzazione linguistica. Pellizzetti sostiene per esempio che la parola “comunista” ha lo stesso significato nell’uso comune della lingua di Berlusconi come la parola ‘ebreo’ aveva in quello dei nazisti: “riguardo alle trame delle ‘Grandi Narrazioni’ berlusconiane, risulta chiaro trattarsi di pacchiane finzioni. Che però funzionano. Sempre se raccontate a un pubblico afflitto da mentalità a fumetti.” Prostituzione “Fino a quando, Berlusconi, abuserai della nostra pazienza?” si chiede Jose Saramago, premio nobel portoghese, nel suo nuovo trattato che Einaudi ha rifiutato di pubblicare. Da quando sei mesi fa la moglie di Berlusconi ha perso la pazienza e ha deciso di avviare le pratiche per il divorzio, sembra che Berlusconi abbia perso la sua influenza sui mass media. Ultimamente un’inchiesta sulla corruzione nell’ambito del settore della sanità a Bari ha rivelato che un imprenditore locale accompagnava prostitute a Roma ed in Sardegna per far bella figura davanti a Berlusconi. La escort 42enne Patrizia D’Addario ha dichiarato al Corriere della Sera di aver ricevuto 2000 euro per trascorrere la notte con Berlusconi dopo aver partecipato ad una festa in occasione delle elezioni presidenziali in USA. Secondo la stessa D’Addario fu l’imprenditore barese a consegnare la somma pattuita. Berlusconi aveva anche promesso di aiutarla in merito ad una pratica riguardante la costruzione di una struttura alberghiera e la D’Addario fu cosi previdente da registrare l’incontro su nastro. Sono capitoli non minori come “Berlusconi e le donne” che rendono Fenomenologia di Berlusconi un vero libro: Pellizzetti scrive ‘Decenni di femminismo e appassionate discussioni sulla liberazione della donna sembrano passati invano.(…) ‘Santa’, se il tutto si svolge entro le mura domestiche benedette dall’istituzione matrimoniale, ovviamente celebrata da Santa Romana Chiesa; ‘puttana’ in tutti gli altri casi. Berlusconi ha inserito diverse donne nel suo governo, ma sempre con mansioni di importanza secondaria e senza che le stesse avessero le giuste qualificazioni per il posto occupato. Solo le donne che dimostrano la loro totale sudditanza al Patriarca hanno accesso al Palazzo. Riguardo al ministro delle pari opportunità Mara Carfagna Pellizzetti scrive: “‘Dalle foto osé, pubblicate nell’ inserto della rivista Max, alle guida delle Pari Opportunità: mai più visto niente di simile dal tempo di Caligola e del suo celebre cavallo! Aggiunge che il settantaduenne Berlusconi si trova in una fase di sesso senile: “l’ossessione di un uso consumatorio del femminino sembra essersi intensificata (e aggravata) nei pensieri di questi ultimi tempi. Tanto che all’inizio del 2007 ci fu chi parlava di ‘fase priapica del Cavaliere’. O semplicemente: un Berlusconi ‘drogato di fica’.” L’utilizzatore finale La vendetta di Patrizia D’Addario spaventa chiaramente Berlusconi e i suoi avvocati che dipingono il presidente del consiglio come un utilizzatore finale, ma tutte le accuse sono viste come un tentativo di destabilizzare il governo. Pellizzetti sostiene che “il delirio di onnipotenza, perennemente alimentato della cerchia di prezzolati osannanti che lo circonda, ha finito per disconnettere dal reale pure lui.” Uno di questi amatori della vita è il critico d’arte Vittorio Sgarbi (secondo Pellizzetti una “espressione di un Italia provinciale che scende alla conquista della capitale per viverci una vita inimitabile”) che nel giornale Libero si cerca di giustificare le abitudini sessuali di Berlusconi: ‘Il premier fa l’amore per tutti gli italiani su loro delega, al grido: ‘Silvio, sei tu tutti noi. Se non lo fai tu, chi lo fa?’ e Silvio si sacrifica con continue notti in bianco. (…) Chi comanda, domina. E la massa è femmina.” dice Vittorio Sgarbi. Forse la rivolta femminile può diventare l’inizio della fine di Berlusconi. “Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.” scrisse Umberto Eco su Mike Buongiorno. Ma la descrizione del passaggio dalla banale alla paurosa mediocrità – secondo Pellizzetti è la complessa connessione tra un provincialismo arcaico e moderno, l’americanismo, l’istinto da predatore e lo spirito di amicizia da comitiva, l’enorme ricchezza e la volgarità plebea che insieme determinano le basi del berlusconismo come fenomeno antropologico, culturale e politico: “Abiti, accompagnatrici, habitat. Tutto all’insegna dell’ostentazione. L’ineleganza che si mette in mostra con il cartellino del prezzo ben in vista.” (1) - Articolo originale "En skræmmende middelmådighed" di Mads Frese http://www.information.dk/195424 Mamma Che MonnezzaMcm, a giudizio il sindaco De Luca Saranno i nuovi atti di indagine, prodotti dall’accusa nell'ambito dell’istruttoria dibattimentale, a fare piena luce sull’inchiesta della Procura legata alla delocalizzazione delle Mcm. Questo il senso della raffica di rinvii a giudizio sancita dal Gup Vincenzo Di Florio che ha disposto il processo per 14 persone: l’attuale sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, il suo predecessore Mario De Biase, il presidente degli industriali napoletani, Giovanni Lettieri, l’ex assessore comunale Mauro Scarlato, l’assessore Domenico De Maio (urbanistica), i funzionari comunali Felice Marotta (vice segretario generale e presidente del consorzio Asi), Bianca De Roberto (dirigente ufficio urbanistica), Lorenzo Criscuolo (dirigente ufficio lavori pubblici), Matteo Basile (nuovo dirigente ufficio di piano), Alfonso Di Lorenzo, Alberto di Lorenzo e Raffaella Esposito (funzionari ufficio commercio), Vincenzo Iannucci e Michele Galgano (rappresentanti della Salerno Invest, titolare della iniziativa progettuale nella zona di Fratte). Dovranno affrontare il dibattimento per tutte le ipotesi di reato contestate dalla Procura e, in ogni caso, per il cuore dell’inchiesta ruotante intorno all’approvazione di una variante urbanistica, secondo la magistratura decisa ad hoc, che prevedeva la delocalizzazione delle Manifatture cotoniere. Nei faldoni, finiti sul tavolo del pubblico ministero Vincenzo Montemurro, titolare del fascicolo al posto della collega Nuzzi, sono confluite una lunga serie di intercettazioni telefoniche che, come disposto ieri dal Gup, saranno trascritte il prossimo 8 maggio da un perito. Undici i capi di imputazione e 14 gli imputati che rispondono, a vario titolo, di una serie di reati che vanno dal falso ideologico e materiale fino alla truffa. L’avvio del dibattimento è fissato per il prossimo 23 giugno davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Salerno in composizione monocratica. «Il provvedimento con cui a Salerno è stato disposto il rinvio a giudizio, tra gli altri, anche della mia persona, manifesta tutta l’inconsistenza e l’infondatezza dell’impianto accusatorio », afferma Giovanni Lettieri, presidente dell’Unione industriali di Napoli, «In esso si legge che le accuse mosse risultano essere “ridondanti e una ripetitiva elencazione”, che è utile trasmettere gli atti al pm al fine di eventualmente “sollecitare nel corso dell’udienza medesima il pm ad una più adeguata formulazione del capo d'accusa“, e che “la materia dell’udienza preliminare era e resta prevalentemente di natura processuale e non di merito”. In sostanza, in presenza di un quadro probatorio equivoco e pur contestando in alcuni passaggi l’attendibilità dell’impianto accusatorio - ha affermato il presidente degli industriali di Napoli - il gup, attraverso il provvedimento, ritiene opportuno far svolgere una verifica dibattimentale che non potrà, a mio giudizio, che portare alla dimostrazione dell’inconsistenza delle accuse. La mia azienda e io personalmente - ha poi spiegato Lettieri - non abbiamo avuto alcun trattamento privilegiato, essendo prevista la qualificazione dell’area di Fratte fin dal piano Bohigas del 1995. Inoltre l’iter amministrativo è passato per ben tre consigli comunali, una delibera regionale, ed è durato ben sette anni, con costi per la Mcm abnormi (raddoppio via dei Greci, cessione palazzina liberty, parcheggi e parchi a verde) oltre che, unico caso nelle varianti urbanistiche approvate a Salerno, impegno a delocalizzare nell'area di Salerno stessa l'attività produttiva con il relativo mantenimento dei livelli occupazionali e un ulteriore costo per il nuovo stabilimento pari a 22 milioni di euro. Tutto è incredibilmente paradossale e da parte mia, ora che gli atti processuali sono pubblici, ho inteso promuovere una operazione trasparenza inviandone copia a tutti i direttori dei principali quotidiani cittadini». Viviana De Vita SALERNO- Come abbiamo avuto modo di scrivere ieri, se si provasse a scandagliare nei meandri della programmazione negoziata in Campania, se ne vedrebbero delle belle. Lo scandalo di Fosso Imperatore è la classica punta dell'iceberg, putrescente rappresentazione delle mille distorsioni del sistema. Cinquanta milioni di euro, sembrerà paradossale, non sono nulla in confronto al fiume di soldi scaricati al sud, puntualmente utilizzati per far altro, salvo qualche misera assunzione di disgraziati lavoratori in eterna precariato e magari nelle grinfie di rapaci sindacalisti. Il punto però, come è di moda dire, è un altro: la copertura politica, presupposto ineludibile per fare qualsiasi cosa sul territorio. E, drammaticamente, la programmazione negoziata (Contratti d'area, di programma, patti territoriali nella loro diversità tecnica) è tutta nelle mani della politica. Sono gli stessi magistrati titolare delle indagini su Fosso Imperatore a dirlo nell'ordinanza quando ricostruiscono storicamente i fatti: ad un certo punto, partendo dalla trasformazione dell'area da Mcm in Gts, scrivono testualmente dell'esistenza di un "verosimile sistema di coperture politiche di cui gli indagati hanno potuto avvantaggiarsi anche nella fase successiva di attuazione del programma". Bene, questo lo immaginavamo già. Ci piacerebbe capire come mai non abbiano approfondito questo aspetto. Forse mancavano indizi? Non ci risulta che quei magistrati abbiano velleità politiche come molti altri colleghi, e allora perché l'hanno scritto? A questo punto vien lecito sospettare che la storia non si fermerà qui. E non sarebbe un male, perché i livelli di malaffare toccati nella programmazione negoziata sono da brivido, oltre ad includere il resto dei difetti "antropologici" locali, quali le infiltrazioni mafiose nelle opere da realizzare, le estorsioni varie di piccoli raìs della Regione e di altri enti delegati al rilascio di permessi ed autorizzazioni varie (se ne potrebbe scrivere un libro). Fosso Imperatore, si diceva: è un contratto di programma e come tale leggermente diverso dai patti territoriali e dai contratti d'area. A differenza di questi ultimi, dove conta molto l'aspetto locale della contrattazione, cioè ci si mette d'accordo dal basso (i soggetti protagonisti cioè) nel caso del Contratto di programma il livello è più alto, in pratica si ha a che fare direttamente con la Regione Campania. Se si chiama "contratto" ci sarà qualcuno che lo sottoscrive, o no? E come mai i contraenti che lo hanno firmato neppure vengono sfiorati dalla faccenda? Insomma, siamo alle barzellette oppure siamo tutti in una osteria ubriachi a tirar fuori i numeri e notizie come fossero caramelle? Il lavoro della procura è stata meticoloso, seppur troppo lungo nel tempo e con diverse battute d'arresto: il 16 maggio del 2008 i pm erano già pronti per la richiesta di alcune misure cautelari ma, probabilmente accortisi che mancava qualcosa nel luglio successivo ritirano le richieste forumalte al Gip. Il 14 ottobre del 2008 protocollano nuovamente le richieste cautelari all'ufficio del gip il quale, però, è costretto a respingere per carenza del deposito degli atti. Cioè i pubblici ministeri avevano dimenticato di aggiungere alla richiesta il risultato investigativo. Passa un altro mese, e siamo al 7 novembre dello stesso anno, quando i due pm titolari delle indagini ci riprovano. Anche stavolta il gip nega la prosecuzione ma si tratterà di una scelta strategica: se avessero convocato gli indagati avrebbero compromesso le indagini. Fino all'esito di martedì scorso con la retata "di lusso". Il lavoro della guardia di finanza e della procura ricostruisce la storia di questa porzione di scandalo relativa ad un solo fatto: da quando i suoli erano dell'Eni e passarono poi nelle mani di Giovanni Lettieri, leader degli industriali campani, poi nascque il Gts (Gruppo tessile salernitano) e via via trasferendo, organizzando, e soprattutto finanziando. Cifre da capogiro versate dallo stato per rilanciare l'area: un vortice di miliardi di lire e di milioni di euro che prende avvio agli inizi degli anni 90 ed è continuato fino all'altro giorno. Risultato? Farsi un giro a Nocera. VALE IL PROVERBIO: DOPO IL FURTO METTONO LE PORTE DI FERRO Proviamo a considerare un paio di
cosette. Negli anni delle vacche grasse del potere immenso del
centrosinistra salernitano, parliamo cioè dei 9 anni di governo
dell'amministrazione provinciale di Alfonso Andria
(l'ente che coordinava un po' tutta la programmazione negoziata era la
Provincia) sono arrivati su questo territorio circa 500 milioni di
euro. LATINAScorie e sommergibili: il pasticcio italo-russo31 agosto 2005 - corriere della sera-Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella Fonte: corriere della sera -web Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella 22 agosto 2005 Scorie e sommergibili: il pasticcio italo-russo Per un accordo (improbabile) sul nucleare un gran galà e 360 milioni di finanziamenti
Putin sarà pure amico di Berlusconi ma anche un vecchio navigatore
internazionale come Giulio Andreotti, che certo non è un oppositore
trinariciuto, non capisce: «Perché lo smantellamento dei sottomarini
nucleari russi dovremmo pagarlo noi e non i miliardari moscoviti che si
comprano le squadre di calcio?». Totale della somma da scucire: 360
milioni di euro. Cinque volte i soldi dati ai Paesi colpiti dallo
tsunami che fece 288 mila morti. Dettaglio curioso: il governo fa bella
figura con Mosca tirando fuori 8 milioni di euro, parte dei quali già
usati per un party astronomico, gli altri 352 sono sul gobbo dei
governi futuri. Li trovino loro, i denari. Sia chiaro: la rimozione
delle armi di distruzione di massa degli anni della guerra fredda va
fatta nell’interesse di tutti. Ed è giusto che tutti se ne facciano
carico. Italia compresa, nonostante siano anni di vacche così magre che
Palazzo Chigi ha deciso tagli traumatici perfino alla cooperazione o
alle organizzazioni no-profit contro la fame o le malattie nei Paesi
più poveri. Ma proprio per questo ogni euro deve essere speso nella
massima trasparenza. Cosa che in questa faccenda non accade affatto.
Per capirci qualcosa, bisogna tornare indietro di un paio di anni.
Siamo ai primi di novembre 2003. dove stiamo andando? Signor Presidente, signor Ministro della giustizia - anche se non
c'è -, vogliamo sapere da lei perché ha partecipato ad un incontro
riservato e carbonaro tra lei, il Presidente del Consiglio e due
giudici della Corte costituzionale Luigi Mazzella, promotore della cena
galeotta, e Paolo Maria Napolitano. Lei sa bene che il Presidente del Consiglio è un plurinquisito, nei cui confronti i giudici italiani non possono procedere proprio perché lei, Ministro Alfano, ha promosso e ottenuto una legge che permette a Berlusconi l'impunità durante tutto il suo mandato. Lei dovrebbe capire che così facendo ha compromesso la credibilità della Corte, perché la Corte stessa dovrà decidere il 6 ottobre sul lodo Alfano. Per questo vogliamo sapere: se si rende conto della gravità e della scorrettezza istituzionale da lei promossa; per quale ragione avete organizzato e realizzato quella cena; se non ritenga doveroso a questo punto ed ora che la tresca è stata scoperta dimettersi dal suo incarico per restituire dignità al suo ufficio e a quello della Corte costituzionale. |
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