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July 02

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Salerno Energia SpA Società Cocurullo Giuseppe Consigliere € 15.500,00
Salerno Energia SpA Società Argentino Fernando Presidente Consiglio di Amministrazione e amministratore delegato € 55.345,08
Salerno Energia SpA Società Orilia Antonio Presidente Collegio Sindacale € 12.750,00
Salerno Energia SpA Società Paone Filippo Sindaco supplente € 0,00
Salerno Energia SpA Società Napoletano Gaetano Consigliere € 15.500,00
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Salerno Energia SpA Società Iademarco Nicola Sindaco effettivo € 8.500,00
Salerno Energia SpA Società Mastursi Carmelo Consigliere € 15.500,00
Salerno Energia SpA Società Marotta Antonio Sindaco supplente € 0,00
Salerno Energia SpA Società D'Alessandro Vincenzo Sindaco effettivo € 8.500,00
Salerno Interporto S.p.A. Società BUONAIUTO ALFONSO Consigliere € 0,00
Salerno Interporto S.p.A. Società STRIANESE AUGUSTO CONSIGLIERE DI AMMINISTRAZIONE € 0,00
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Salerno Interporto S.p.A. Società Grimaldi Giuseppe Consigliere c.d.a. € 0,00
Salerno Mobilità S.p.A. Società Bufano Alfonso Sindaco supplente € 0,00
Salerno Mobilità S.p.A. Società Napoli Alberto Sindaco effettivo € 13.634,00
Salerno Mobilità S.p.A. Società Carrella Vincenzo Presidente Collegio Sindacale € 20.452,00
Salerno Mobilità S.p.A. Società Barbato Pellegrino Sindaco effettivo € 13.634,00
Salerno Mobilità S.p.A. Società Santopietro Massimiliano Consigliere € 43.641,00
Salerno Mobilità S.p.A. Società Aversano Giuseppe Consigliere € 12.000,00
Salerno Mobilità S.p.A. Società Napoli Vincenzo Presidente Consiglio di Amministrazione € 49.850,00
Salerno Pulita SpA Società Colombo Antonio Presidente Consiglio di Amministrazione € 55.000,00
Salerno Pulita SpA Società Ferrigno Giuseppe Consigliere € 24.000,00
Salerno Pulita SpA Società Vicinanza Mauro Sindaco € 12.735,44
Salerno Pulita SpA Società Ingenito Valerio Sindaco € 12.735,44
Salerno Pulita SpA Società Iannone Luisa Consigliere € 24.000,00
Salerno Pulita SpA Società Fatticcio Angelo Presidente Collegio Sindacale € 18.988,80
Salerno Sistemi spa Società Carrella Vincenzo sindaco supplente € 0,00
Salerno Sistemi spa Società Cirota Pierpaolo Sindaco effettivo € 12.789,80
Salerno Sistemi spa Società De Blasi Sabino Consigliere € 24.648,05
Salerno Sistemi spa Società Mucio Mariano Presidente Consiglio e Amministratore Delegato € 55.345,08
Salerno Sistemi spa Società Murino Fabrizio Consigliere € 16.666,70
Salerno Sistemi spa Società Marino Francesco Presidente Collegio Sindacale € 20.928,26
Salerno Sistemi spa Società Della Greca Luigi Carmelo Sindaco effettivo € 12.789,80
Salerno Solidale spa Società Bufano Alfonso Sindaco supplente € 0,00
Salerno Solidale spa Società Cappuccio Gaetano Sindaco supplente € 0,00
Salerno Solidale spa Società Vitolo Carlo Sindaco effettivo € 13.897,84
Salerno Solidale spa Società Avagliano Salvatore Presidente Collegio Sindacale € 20.846,80
Salerno Solidale spa Società Pisapia Sabato Consigliere € 14.000,00
Salerno Solidale spa Società Memoli Salvatore Presidente Consiglio di Amministrazione € 55.345,08
Salerno Solidale spa Società Macinante Elio Consigliere € 26.000,00
Salerno Solidale spa Società Di Lorenzo Marco Sindaco effettivo € 13.897,84

La politica non è un portasigarette di Gucci da vendere a pochi ricchi, ma un detersivo che deve andare a genio a più gente possibile

Articolo originale su 'Dagbladet Information' - (1)
01 Luglio 2009 -- Mentre Barak Obama veniva eletto presidente americano, Silvio Berlusconi riceveva una visita da una escort.
Il politologo Pierfranco Pellizzetti riporta in un nuovo libro che il berlusconismo ha cambiato i valori nella società italiana attraverso una irresponsabile banalizzazione della sfera pubblica.

Revanchismo
Chiunque abbia pensato che il tallone di Achille di Silvio Berlusconi fosse la mafia, la corruzione o il suo conflitto di interessi, si è sbagliato. Numerosi processi, reportage giornalistici e analisi accademiche non hanno portato alla rottura della relazione carismatica tra Berlusconi e una gran parte del popolo italiano. Tuttavia ora ci è riuscita una escort che Berlusconi non ha retribuito, per rompere l’incantesimo. Un libro nuovo e squisitamente pieno di cattiverie, Fenomenologia di Berlusconi, del politologo Pierfranco Pellizzetti, non cerca di svelare i misteri della vita di Berlusconi, ma si concentra soprattutto sull’analisi del cosiddetto “fenomeno Berlusconi”, cioè “le parole, l’habitus, i gusti e i disgusti come filo per dipanare il bandolo della matassa berlusconiana.”

L’analisi del libro inizia da un capitolo di Umberto Eco, la fenomenologia di Mike Buongiorno, il più famoso conduttore italiano: “Quest’uomo deve il successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta” scrisse Eco nel 1961. In seguito Mike Buongiorno, che aveva partecipato al programma Sogni nel Cassetto, diventò una parte importante del primo successo del magnate televisivo Silvio Berlusconi. Pierfranco Pellizzetti aggiunge che la banale mediocrità, che nel frattempo si è evoluta in una mediocrità spaventosa e globale, sotto il regime berlusconiano è diventata egemonica in Italia: “Sempre la stessa soddisfatta indifferenza nei confronti dei pensieri complessi, la stessa ostentazione compiaciuta e senza un minimo di pudore per la propria sublime inadeguatezza, la pacchianeria esibita come stile.”

Berlusconi è cresciuto in una famiglia di ceto medio milanese.
Nel pamphlet Una Storia Italiana, che fu recapitato a casa per le elezioni politiche del 2001, si dice di lui che “suscitava qualche invidia il suo buon gusto nel vestire.” Secondo Pellizzetti questa osservazione rivela una basilare ansia sociale, che è una concezione diametralmente opposta di eleganza: “L’ansia palese, leggibile nelle foto di allora, che riproducono il Nostro, paffuto e in pantaloni alla zuava (…) perfetta icona del ceto medio-basso che si tira su dandosi delle arie, atteggiandosi (…) Da qui il crescere, nell’ incubatrice della paura da precarietà di posizionamento e nel risentimento di classe, di quella voglia di rivalsa che si concretizza in un’idea monomanicale: ‘ve la farò vedere io! Vi comprerò tutti!.”

Individualismo
La scalata sociale apporta energia vitale alla società, ma, per evitare che “gli spiriti malefici” come ad esempio la mania del possesso diventino l’ideologia dominante, è necessario che la cultura ed il comportamento delle classi dirigenti facciano un salto di qualità. Nella società italiana questo non è accaduto ed i valori predominanti della classe media sono l’individualismo e l’ostentazione del consumo “sicché siamo sommersi dall’ondata cafona che travolge ogni argine ed è diventata fenomeno di massa” scrive Pellizzetti.

Quale metodo ha usato Berlusconi in Italia per trasformare questo individualismo cafone nella ideologia dominante? Con riferimento al concetto di “banalità del male” di Hannah Arendt, Pellizzetti descrive la conquista del potere da parte di Berlusconi come “la più irresponsabile banalizzazione” del processo decisionale pubblico secondo il motto: “La politica non è un portasigarette di Gucci da vendere a pochi ricchi, ma un detersivo che deve andare a genio a più gente possibile.” La rivoluzione della banalità si è mostrata come una riduzione dell’offerta politica a slogan manageriali e un contemporaneo smantellamento delle istituzioni statali che limitano il potere del governo: “Distogliere l’attenzione dai problemi veri, troppo aggrovigliati per essere sciolti con un qualche coup de théâtre; semplificare le articolazioni strutturali amputandone le parti irriducibili al controllo. Insomma, creare una sorta di autocrazia del pollaio.”

L’egemonia di Berlusconi si basa solo su una banalizzazione linguistica. Pellizzetti sostiene per esempio che la parola “comunista” ha lo stesso significato nell’uso comune della lingua di Berlusconi come la parola ‘ebreo’ aveva in quello dei nazisti: “riguardo alle trame delle ‘Grandi Narrazioni’ berlusconiane, risulta chiaro trattarsi di pacchiane finzioni. Che però funzionano. Sempre se raccontate a un pubblico afflitto da mentalità a fumetti.”

Prostituzione
“Fino a quando, Berlusconi, abuserai della nostra pazienza?” si chiede Jose Saramago, premio nobel portoghese, nel suo nuovo trattato che Einaudi ha rifiutato di pubblicare. Da quando sei mesi fa la moglie di Berlusconi ha perso la pazienza e ha deciso di avviare le pratiche per il divorzio, sembra che Berlusconi abbia perso la sua influenza sui mass media. Ultimamente un’inchiesta sulla corruzione nell’ambito del settore della sanità a Bari ha rivelato che un imprenditore locale accompagnava prostitute a Roma ed in Sardegna per far bella figura davanti a Berlusconi. La escort 42enne Patrizia D’Addario ha dichiarato al Corriere della Sera di aver ricevuto 2000 euro per trascorrere la notte con Berlusconi dopo aver partecipato ad una festa in occasione delle elezioni presidenziali in USA. Secondo la stessa D’Addario fu l’imprenditore barese a consegnare la somma pattuita. Berlusconi aveva anche promesso di aiutarla in merito ad una pratica riguardante la costruzione di una struttura alberghiera e la D’Addario fu cosi previdente da registrare l’incontro su nastro.

Sono capitoli non minori come “Berlusconi e le donne” che rendono Fenomenologia di Berlusconi un vero libro: Pellizzetti scrive ‘Decenni di femminismo e appassionate discussioni sulla liberazione della donna sembrano passati invano.(…) ‘Santa’, se il tutto si svolge entro le mura domestiche benedette dall’istituzione matrimoniale, ovviamente celebrata da Santa Romana Chiesa; ‘puttana’ in tutti gli altri casi. Berlusconi ha inserito diverse donne nel suo governo, ma sempre con mansioni di importanza secondaria e senza che le stesse avessero le giuste qualificazioni per il posto occupato. Solo le donne che dimostrano la loro totale sudditanza al Patriarca hanno accesso al Palazzo.

Riguardo al ministro delle pari opportunità Mara Carfagna Pellizzetti scrive: “‘Dalle foto osé, pubblicate nell’ inserto della rivista Max, alle guida delle Pari Opportunità: mai più visto niente di simile dal tempo di Caligola e del suo celebre cavallo! Aggiunge che il settantaduenne Berlusconi si trova in una fase di sesso senile: “l’ossessione di un uso consumatorio del femminino sembra essersi intensificata (e aggravata) nei pensieri di questi ultimi tempi. Tanto che all’inizio del 2007 ci fu chi parlava di ‘fase priapica del Cavaliere’. O semplicemente: un Berlusconi ‘drogato di fica’.”

L’utilizzatore finale
La vendetta di Patrizia D’Addario spaventa chiaramente Berlusconi e i suoi avvocati che dipingono il presidente del consiglio come un utilizzatore finale, ma tutte le accuse sono viste come un tentativo di destabilizzare il governo. Pellizzetti sostiene che “il delirio di onnipotenza, perennemente alimentato della cerchia di prezzolati osannanti che lo circonda, ha finito per disconnettere dal reale pure lui.” Uno di questi amatori della vita è il critico d’arte Vittorio Sgarbi (secondo Pellizzetti una “espressione di un Italia provinciale che scende alla conquista della capitale per viverci una vita inimitabile”) che nel giornale Libero si cerca di giustificare le abitudini sessuali di Berlusconi: ‘Il premier fa l’amore per tutti gli italiani su loro delega, al grido: ‘Silvio, sei tu tutti noi. Se non lo fai tu, chi lo fa?’ e Silvio si sacrifica con continue notti in bianco. (…) Chi comanda, domina. E la massa è femmina.” dice Vittorio Sgarbi. Forse la rivolta femminile può diventare l’inizio della fine di Berlusconi.

“Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.” scrisse Umberto Eco su Mike Buongiorno. Ma la descrizione del passaggio dalla banale alla paurosa mediocrità – secondo Pellizzetti è la complessa connessione tra un provincialismo arcaico e moderno, l’americanismo, l’istinto da predatore e lo spirito di amicizia da comitiva, l’enorme ricchezza e la volgarità plebea che insieme determinano le basi del berlusconismo come fenomeno antropologico, culturale e politico: “Abiti, accompagnatrici, habitat. Tutto all’insegna dell’ostentazione. L’ineleganza che si mette in mostra con il cartellino del prezzo ben in vista.”

(1) - Articolo originale "En skræmmende middelmådighed" di Mads Frese
http://www.information.dk/195424

Mamma Che Monnezza

Mcm, a giudizio il sindaco De Luca

Saranno i nuovi atti di indagine,
prodotti dall’accusa nell'ambito
dell’istruttoria dibattimentale,
a fare piena luce sull’inchiesta
della Procura legata alla delocalizzazione
delle Mcm
. Questo il senso della
raffica di rinvii a giudizio sancita
dal Gup Vincenzo Di Florio che ha
disposto il processo per 14 persone:
l’attuale sindaco di Salerno Vincenzo
De Luca
, il suo predecessore Mario
De Biase
, il presidente degli industriali
napoletani,
Giovanni
Lettieri
, l’ex assessore
comunale
Mauro Scarlato,
l’assessore Domenico
De Maio

(urbanistica), i
funzionari comunali
Felice Marotta (vice segretario
generale e presidente del consorzio
Asi), Bianca De Roberto (dirigente
ufficio urbanistica), Lorenzo Criscuolo
(dirigente ufficio lavori pubblici),
Matteo Basile (nuovo dirigente
ufficio di piano), Alfonso Di Lorenzo,
Alberto di Lorenzo e Raffaella
Esposito (funzionari ufficio commercio),
Vincenzo Iannucci e Michele
Galgano (rappresentanti della
Salerno Invest, titolare della iniziativa
progettuale nella zona di Fratte).

Dovranno affrontare il dibattimento
per tutte le ipotesi di reato contestate
dalla Procura e, in ogni caso,
per il cuore dell’inchiesta ruotante
intorno all’approvazione di una variante
urbanistica,
secondo la
magistratura decisa
ad hoc, che
prevedeva la delocalizzazione
delle Manifatture
cotoniere. Nei
faldoni, finiti sul
tavolo del pubblico ministero Vincenzo
Montemurro
, titolare del fascicolo
al posto della collega Nuzzi,
sono confluite una lunga serie di intercettazioni
telefoniche che, come
disposto ieri dal Gup, saranno trascritte
il prossimo 8 maggio da un
perito. Undici i capi di imputazione
e 14 gli imputati che rispondono, a
vario titolo, di una serie di reati che
vanno dal falso ideologico e materiale
fino alla truffa. L’avvio del dibattimento
è fissato per il prossimo
23 giugno davanti alla seconda sezione
penale del tribunale di Salerno
in composizione monocratica. «Il
provvedimento con cui a Salerno è
stato disposto il rinvio a giudizio, tra
gli altri, anche della mia persona, manifesta
tutta l’inconsistenza e l’infondatezza
dell’impianto accusatorio
», afferma Giovanni Lettieri, presidente
dell’Unione industriali di Napoli,
«In esso si legge che le accuse
mosse risultano essere “ridondanti
e una ripetitiva elencazione”, che è
utile trasmettere gli atti al pm al fine
di eventualmente “sollecitare nel corso
dell’udienza medesima il pm ad
una più adeguata formulazione del
capo d'accusa“, e che “la materia
dell’udienza preliminare era e resta
prevalentemente di natura processuale
e non di merito”. In sostanza, in
presenza di un quadro probatorio
equivoco e pur contestando in alcuni
passaggi l’attendibilità dell’impianto
accusatorio - ha affermato il
presidente degli industriali di Napoli
- il gup, attraverso il provvedimento,
ritiene opportuno far svolgere una
verifica dibattimentale che non potrà,
a mio giudizio, che portare alla
dimostrazione dell’inconsistenza delle
accuse. La mia azienda e io personalmente
- ha poi spiegato Lettieri
- non abbiamo avuto alcun trattamento
privilegiato, essendo prevista
la qualificazione dell’area di Fratte
fin dal piano Bohigas del 1995. Inoltre
l’iter amministrativo è passato
per ben tre consigli comunali, una
delibera regionale, ed è durato ben
sette anni, con costi per la Mcm abnormi
(raddoppio via dei Greci, cessione
palazzina liberty, parcheggi e
parchi a verde) oltre che, unico caso
nelle varianti urbanistiche approvate
a Salerno, impegno a delocalizzare
nell'area di Salerno stessa l'attività
produttiva con il relativo mantenimento
dei livelli occupazionali e
un ulteriore costo per il nuovo stabilimento
pari a 22 milioni di euro. Tutto
è incredibilmente paradossale e
da parte mia, ora che gli atti processuali
sono pubblici, ho inteso promuovere
una operazione trasparenza
inviandone copia a tutti i direttori
dei principali quotidiani cittadini».
Viviana De Vita



SALERNO- Come abbiamo avuto modo di scrivere ieri, se si provasse a scandagliare nei meandri della programmazione negoziata in Campania, se ne vedrebbero delle belle.

Lo scandalo di Fosso Imperatore è la classica punta dell'iceberg, putrescente rappresentazione delle mille distorsioni del sistema. Cinquanta milioni di euro, sembrerà paradossale, non sono nulla in confronto al fiume di soldi scaricati al sud, puntualmente utilizzati per far altro, salvo qualche misera assunzione di disgraziati lavoratori in eterna precariato e magari nelle grinfie di rapaci sindacalisti.

Il punto però, come è di moda dire, è un altro: la copertura politica, presupposto ineludibile per fare qualsiasi cosa sul territorio. E, drammaticamente, la programmazione negoziata (Contratti d'area, di programma, patti territoriali nella loro diversità tecnica) è tutta nelle mani della politica.

Sono gli stessi magistrati titolare delle indagini su Fosso Imperatore a dirlo nell'ordinanza quando ricostruiscono storicamente i fatti: ad un certo punto, partendo dalla trasformazione dell'area da Mcm in Gts, scrivono testualmente dell'esistenza di un "verosimile sistema di coperture politiche di cui gli indagati hanno potuto avvantaggiarsi anche nella fase successiva di attuazione del programma".

Bene, questo lo immaginavamo già. Ci piacerebbe capire come mai non abbiano approfondito questo aspetto. Forse mancavano indizi? Non ci risulta che quei magistrati abbiano velleità politiche come molti altri colleghi, e allora perché l'hanno scritto? A questo punto vien lecito sospettare che la storia non si fermerà qui. E non sarebbe un male, perché i livelli di malaffare toccati nella programmazione negoziata sono da brivido, oltre ad includere il resto dei difetti "antropologici" locali, quali le infiltrazioni mafiose nelle opere da realizzare, le estorsioni varie di piccoli raìs della Regione e di altri enti delegati al rilascio di permessi ed autorizzazioni varie (se ne potrebbe scrivere un libro). Fosso Imperatore, si diceva: è un contratto di programma e come tale leggermente diverso dai patti territoriali e dai contratti d'area. A differenza di questi ultimi, dove conta molto l'aspetto locale della contrattazione, cioè ci si mette d'accordo dal basso (i soggetti protagonisti cioè) nel caso del Contratto di programma il livello è più alto, in pratica si ha a che fare direttamente con la Regione Campania. Se si chiama "contratto" ci sarà qualcuno che lo sottoscrive, o no? E come mai i contraenti che lo hanno firmato neppure vengono sfiorati dalla faccenda? Insomma, siamo alle barzellette oppure siamo tutti in una osteria ubriachi a tirar fuori i numeri e notizie come fossero caramelle?

Il lavoro della procura è stata meticoloso, seppur troppo lungo nel tempo e con diverse battute d'arresto: il 16 maggio del 2008 i pm erano già pronti per la richiesta di alcune misure cautelari ma, probabilmente accortisi che mancava qualcosa nel luglio successivo ritirano le richieste forumalte al Gip. Il 14 ottobre del 2008 protocollano nuovamente le richieste cautelari all'ufficio del gip il quale, però, è costretto a respingere per carenza del deposito degli atti. Cioè i pubblici ministeri avevano dimenticato di aggiungere alla richiesta il risultato investigativo. Passa un altro mese, e siamo al 7 novembre dello stesso anno, quando i due pm titolari delle indagini ci riprovano. Anche stavolta il gip nega la prosecuzione ma si tratterà di una scelta strategica: se avessero convocato gli indagati avrebbero compromesso le indagini. Fino all'esito di martedì scorso con la retata "di lusso".

Il lavoro  della guardia di finanza e della procura ricostruisce la storia di questa porzione di scandalo relativa ad un solo fatto: da quando i suoli erano dell'Eni e passarono poi nelle mani di Giovanni Lettieri, leader degli industriali campani, poi nascque il Gts (Gruppo tessile salernitano) e via via trasferendo, organizzando, e soprattutto finanziando. Cifre da capogiro versate dallo stato per rilanciare l'area: un vortice di miliardi di lire e di milioni di euro che prende avvio agli inizi degli anni 90 ed è continuato fino all'altro giorno. Risultato? Farsi un giro a Nocera.




VALE IL PROVERBIO: DOPO IL FURTO METTONO LE PORTE DI FERRO


Proviamo a considerare un paio di cosette. Negli anni delle vacche grasse del potere immenso del centrosinistra salernitano, parliamo cioè dei 9 anni di governo dell'amministrazione provinciale di Alfonso Andria (l'ente che coordinava un po' tutta la programmazione negoziata era la Provincia) sono arrivati su questo territorio circa 500 milioni di euro.
Ci riferiamo a quel che è avvenuto fino a 5 anni fa, senza considerare l'ulteriore marea di soldi dei succevvi periodi. Bene, quei mille miliardi di lire che fine hanno fatto? Lungi da noi l'idea che un personaggio come Andria, oggi senatore piddino, possa averne ricavato benefici patrimoniali personali: speriamo sia inutile sottolinearlo, ma tant'è. Di certo Andria ha gestito il giocattolino della programmazione negoziata costruendoci su una carriera politica di tutto rispetto: non dimentichiamo lo straordinario successo elettorale quando andò a Strasburgo. E dopo? Niente, non ne è rimasto niente: eccezion fatta per gli amici o ex amici sistemati nei Cda di questo o quel patto territoriale, consulenti sparpagliati qua e là, spartizioni e lottizzazioni politiche sulla scia di quanto avviene un po' ovunque. Nel nord, ad esempio, pure fanno queste cose ma lì almeno non si strozzano a furia di incassar danaro e la missione bene o male la portano a compimento. E poi dicono che la Lega non ha ragione.
Vogliamo parlare del Patto territoriale d'Amalfi, dove solo un genio vero come Raffaele Ferraioli (che addirittura finanziava le imprese sue e della cognata) metteva in piedi un meccanismo che ha bruciato sinora oltre cento miliardi di lire? Vogliamo parlare del Patto dell'Agro che si è sostituito praticamente al Comune e ad altri enti e non si capisce come ancora stia in piedi e perché? Vogliamo parlare dell'esilarante "Ospitalità diffusa" costata altri 60 milioni di euro e che ha trasformato un pezzo di Giffoni Sei Casali in una valle del cemento nel silenzio di tutti? Sieti Paese Albergo, se non è una barzelletta allora non fa ridere: sarebbe interessante sapere quanti turisti sono andati là e a far cosa. Un bagno nella piscina privata di qualcuno? E poi, quell'ex sindaco del posto, così notoriamente moralista, che oggi continuiamo a pagare perché il sindaco di Eboli ha dovuto ingoiare la pretesa bassoliniana di sistemarlo (in cambio  del salto di corrente da De Luca a lui) con una convenzione di 38 mila euro annui per stampare depliantes! Vogliamo parlare dei Gal?
Vogliamo parlare di quel che è successo e succede a Buccino? Vogliamo parlare dell'oceano di soldi di derivazione europea che sono arrivati e che stanno per arrivare ancora? Vogliamo parlare della pronosupinazione esagerata dei colleghi giornalisti? Vogliamo parlare dei titoloni sui giornali che ad ogni creazione di società consortile si stampava a caratteri cubitali che stavano per arrivare migliaia, milioni di posti di lavoro? E dove sono? L'elenco è infinito, l'unica certezza è che costa parecchio, troppo. Perciò, cari magistrati, bene avete fatto: ma, una volta tanto, la porta fatela prima. (p.r.)

LATINA

Scorie e sommergibili: il pasticcio italo-russo

31 agosto 2005 - corriere della sera-Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella
Fonte: corriere della sera -web
Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella

22 agosto 2005

Scorie e sommergibili: il pasticcio italo-russo Per un accordo (improbabile) sul nucleare un gran galà e 360 milioni di finanziamenti

Putin sarà pure amico di Berlusconi ma anche un vecchio navigatore internazionale come Giulio Andreotti, che certo non è un oppositore trinariciuto, non capisce: «Perché lo smantellamento dei sottomarini nucleari russi dovremmo pagarlo noi e non i miliardari moscoviti che si comprano le squadre di calcio?». Totale della somma da scucire: 360 milioni di euro. Cinque volte i soldi dati ai Paesi colpiti dallo tsunami che fece 288 mila morti. Dettaglio curioso: il governo fa bella figura con Mosca tirando fuori 8 milioni di euro, parte dei quali già usati per un party astronomico, gli altri 352 sono sul gobbo dei governi futuri. Li trovino loro, i denari. Sia chiaro: la rimozione delle armi di distruzione di massa degli anni della guerra fredda va fatta nell’interesse di tutti. Ed è giusto che tutti se ne facciano carico. Italia compresa, nonostante siano anni di vacche così magre che Palazzo Chigi ha deciso tagli traumatici perfino alla cooperazione o alle organizzazioni no-profit contro la fame o le malattie nei Paesi più poveri. Ma proprio per questo ogni euro deve essere speso nella massima trasparenza. Cosa che in questa faccenda non accade affatto. Per capirci qualcosa, bisogna tornare indietro di un paio di anni. Siamo ai primi di novembre 2003.
A Roma è in corso il vertice Ue-Russia. Quello in cui il Cavaliere, interrompendo Putin nella conferenza stampa («Scusa Vladimir, adesso parlo io») prende le difese della repressione russa in Cecenia, sotto accusa in Europa, parlando di «leggende ». Una sortita che gli procurerà la prima censura votata dal Parlamento europeo a un presidente di turno: «Si deplorano le dichiarazioni...». In questo contesto, il premier firma un accordo che perfeziona un impegno preso nel G8, in base al quale l’Italia smantellerà, appunto, un certo numero di sommergibili nucleari russi. Chi se ne occuperà? La Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari), un’azienda che, nata da una costola dell’Enel, incorpora dal ’99 le competenze sulle centrali nucleari italiane. Un gesto di generosità utile nei rapporti internazionali e pure conveniente. Lo sterminato territorio russo, ha infatti spiegato mesi prima il generale Carlo Jean (l’ex consigliere militare di Cossiga messo alla presidenza della Sogin con la benedizione di Antonio Martino, suo collega alla Luiss) potrebbe raccogliere «in cambio» le scorie nucleari italiane che non sappiamo dove mettere. Macché: manco il tempo di firmare e la contropartita cade: «La possibilità di esportare i materiali radioattivi in Russia non è più praticabile», spiega il generale, perché Mosca «si è allineata alla normativa internazionale e rifiuta qualunque ipotesi di stoccaggio permanente». Non bastasse, il progetto, che ha bisogno del via libera parlamentare, va a sbattere in una serie di difficoltà.
Anche dentro la destra, dove ad esempio Bruno Tabacci (Udc) o Stefano Saglia e Tommaso Foti (An) scalciano perché l’accordo va solo a beneficio dei russi. Per non dire della sinistra che, sia pure con qualche ambiguità lobbistica, è contraria. Coi verdi, contrarissimi, in prima fila. Non bastasse ancora, emergono difficoltà pratiche: non ci sono i soldi. E tutti i tentativi di rastrellarli (compreso quello del ministro Antonio Marzano di infilare nel 2004 nel decreto sulla competitività, alla chetichella, un comma per istituire un commissario ad acta) vanno a vuoto. Colpa del nuovo ministro Siniscalco, che avendo la competenza in materia visto che la Sogin appartiene al 100% al Tesoro ed è finanziata con lo 0,7% delle bollette elettriche, avoca a sé la pratica: «Fatemi capire». Rimasto al palo, Jean non si perde d’animo. E dopo avere evidentemente avuto un via libera dall’alto, decide di giocare d’anticipo e, nonostante l’accordo non sia stato ancora ratificato, apre un ufficio a Mosca. E qui cominciano i guai. Sede di alto rango. Affitto da capogiro.
Dipendenti in quantità (una ventina, pare, tra i quali la sorella del direttore del personale Maurilio Fraboni) non solo lautamente pagati ma lautamente premiati da una ulteriore diaria di 300 euro al giorno, voce che da sola genera un costo di oltre 2 milioni l’anno. Insomma: un debutto alla grande. Come alla grande, stando alle contestazioni fatte in consiglio di amministrazione da Carlo Togni, capo di gabinetto di Altero Matteoli e vice-presidente della Sogin, è la festa (alla quale lui non va, come il rappresentante del Tesoro Fernando Carpentieri) data per brindare al progetto alla presenza di un sacco di gente come il sottosegretario azzurro Giovanni Dell’Elce e il responsabile dell’energia leghista Massimo Polledri. Uno strabiliante galà che, rivaleggiando con quello voluto a suo tempo dallo Scià per i 2.500 anni dell’impero persiano con l’ingaggio di centinaia di camerieri del parigino Chez Maxim, del Palace di Saint Moritz e dell’Hotel de Paris di Montecarlo, sarebbe costato 400 mila euro. Fatto sta che a marzo di quest’anno l’Autorità per l’Energia e la Corte dei Conti iniziano a chiedere chiarimenti su come la Sogin spenda i soldi.Ametà aprile, l’Autority contesta con una delibera alla Sogin 4,8 milioni di euro di spese, pare tutte relative alla sede di Mosca, perché per coprirle sarebbero stati utilizzati i soldi delle bollette Enel.
La società fa ricorso al Tar contestando all’Autorità il potere di censura mentre Jean sostiene che le attività di Mosca sarebbero state finanziate col fondo di 400 milioni di euro che la Sogin aveva in cassa già nel 1999, avendo ceduto i propri impianti all’Enel. Ma il Tesoro blocca il bilancio. E nel Cda Togni e Carpentieri piantano una grana tale che l’assemblea viene rimandata all’inizio di settembre. Anche perché il Cda è in scadenza: chi gestirà i soldi in arrivo? Perché, stavolta, i soldi arrivano davvero. E non solo per il caviale. Con una improvvisa accelerazione, infatti, la Camera ratifica l’accordo e lo passa al Senato dove, il 28 luglio, ha addirittura la precedenza (nonostante la battaglia frontale del verde Stefano Boco, i dubbi della Margherita e le perplessità dell’Udc che si astiene) sul decreto anti-terrorismo dopo le bombe di Londra. Altri sei giorni (sei!) e il ministro Claudio Scajola firma la convenzione che affida alla stessa Sogin, senza gara, la gestione di tutta l’operazione. Ma non è tutto. L’accordo, oltre a stabilire che 8 milioni saranno tirati fuori adesso e 352 negli anni successivi, «riconosce alla Sogin annualmente un importo aggiuntivo pari al 25% del totale dei costi. Tale importo comprende un’aliquota del 20% destinata alla copertura dei costi per le attività di promozione, di controllo e ispezione svolte dallo stesso ministero». Cosa vuol dire? Boh... Perché il Tesoro deve pagare quella quota in più a una società che è sua? Boh... E il restante 5%? Boh...
Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella
22 agosto 2005

dove stiamo andando?

Signor Presidente, signor Ministro della giustizia - anche se non c'è -, vogliamo sapere da lei perché ha partecipato ad un incontro riservato e carbonaro tra lei, il Presidente del Consiglio e due giudici della Corte costituzionale Luigi Mazzella, promotore della cena galeotta, e Paolo Maria Napolitano.
Lei sa bene che il Presidente del Consiglio è un plurinquisito, nei cui confronti i giudici italiani non possono procedere proprio perché lei, Ministro Alfano, ha promosso e ottenuto una legge che permette a Berlusconi l'impunità durante tutto il suo mandato. Lei dovrebbe capire che così facendo ha compromesso la credibilità della Corte, perché la Corte stessa dovrà decidere il 6 ottobre sul lodo Alfano. Per questo vogliamo sapere:
se si rende conto della gravità e della scorrettezza istituzionale da lei promossa;
per quale ragione avete organizzato e realizzato quella cena;
se non ritenga doveroso a questo punto ed ora che la tresca è stata scoperta dimettersi dal suo incarico per restituire dignità al suo ufficio e a quello della Corte costituzionale.